Monte CHABERTON (3131 m.)

Valle Susa
TORINO/FRANCIA



Filo spinato risalente alla 2a Guerra Mondiale
sulle pendici dello Chaberton

paesaggio bucolico non lontano dal ricovero delle Sette Fontane 


Mappa dell' Itinerario


DISLIVELLO:
1250 m. circa

ESPOSIZIONE:
inizialmente Sud e Sud-Est (vallon des Baisses e sentiero fino al colle dello Chaberton); oltre il passo il percorso si sviluppa su versanti esposti a Nord-Ovest.

DIFFICOLTA':
E

BREVE DESCRIZIONE
Pur essendo localizzato in territorio divenuto politicamente francese dopo la seconda guerra mondiale, lo Chaberton appartiene geograficamente alla regione italiana ed in particolare al bacino idrografico della Dora Riparia; celebre cima dell'alta Valle Susa, più esattamente di quel ramo della vallata che staccandosi da Oulx sale verso Cesana Torinese, è meta di grande interesse paesaggistico e storico. Dalla sua cima si gode di un panorama a trecentosessanta gradi che spazia dai ghiacci del Massif du Pelvoux (in particolare su famose montagne come la Barre de Ecrins e la Meije) a quelli del Gran Paradiso passando per le nevi eterne della Vanoise; ben visibile anche il solco vallivo principale che da Exilles sale verso Oulx dominato dal Rocciamelone, e tutte le più note località sciistiche (Sauze d'Oulx, Sestrieres, etc.): lo sguardo s'infila agilmente anche nell'amena valle del Thuras mentre sul versante francese s'individuano facilmente Montgenèvre e Briançon, con la fortezza che sovrasta l'abitato; occorrerebbero pagine per descrivere minuziosamente gli innumerevoli particolari di un panorama sicuramente tra i più vasti e stimolanti a portata dell'escursionista.   Lo Chaberton è anche ben noto agli storici per la presenza sulla vetta di quello che era il forte militare più alto d'Europa: alcune torri, sulle quali erano montati cannoni girevoli (una può essere visitata con le dovute cautele, altre sono state danneggiate irrimediabilmente dai bombardamenti francesi), sotterranei tetri ed invasi permanentemente dal ghiaccio, vecchie caserme ormai diroccate restano immobili a testimonianza di una delle pagine più dolorose e certo poco nobili della storia italiana, testimonianza di quella breve guerra utile solo a chi necessitava di "qualche migliaio di morti" per sedere al tavolo dei vincitori.   Si consiglia l'escursione nelle terse e tranquille giornate di primo autunno, quando la neve non ostacola ancora l'incedere del passo e quando, ahimè, il sentiero di salita non è percorso da motocrossisti che sembrano amare molto, indisturbati dall'autorità pubblica nonostante i divieti, profanare la sacralità della cima.

Superata la frontiera tra Italia e Francia, prima di raggiungere l'abitato di Montgènevre, si incontra sulla destra una strada asfaltata che sale in direzione dello Chaberton; al termine della salita, quando la carrozzabile scende verso alcuni condomini, si individua facilmente sulla sinistra uno sterrato lungo il quale il transito è riservato ai veicoli autorizzati (quota 1880 m.). Si parcheggia quindi l'auto e si inizia a camminare tra larici e pini silvestri lungo la bella stradina, che resta sul versante idrografico destro del vallone percorso dal Rio Secco mentre sul versante opposto, sotto le dirupate pendici dello Chaberton, un boschetto di pini silvestri pionieri colonizza un'immenso conoide di deiezione; a circa 1960 m. si abbandona per un breve tratto lo sterrato, deviando per un'erbosa e comoda scorciatoia che si stacca sulla sinistra e che si ricongiunge alla strada una trentina di metri più in alto (è presente opportuna segnaletica). Si continua quindi nuovamente lungo la carrareccia, si ignora un bivio a destra che conduce all'Ecole d'Escalade (2050 m.) mentre si imbocca la deviazione a destra presente 10 metri più in alto: mentre la strada aggira a sinistra una gobba posta al centro del vallone, un sentiero s'inoltra tra lo stesso ed il Rio Secco, scendendo inizialmente leggermente e quindi risalendo tra alcuni larici e pini fino a sbucare in un'ampia conca da dove appare il colle dello Chaberton. Inoltratisi nel pianoro, sul lato sinistro del quale è presente un impianto di risalita, si scende appena ad attraversare il Rio Secco, torrente spesso in secca a causa della permeabilità del terreno calcareo, e quindi ci si dirige verso l'evidente Ricovero delle Sette Fontane (2253 m.) seguendo un'altrettanto evidente sentiero; superata la piccola casetta, si segue sempre il tracciato principale, trascurando una deviazione che si stacca sulla destra a quota 2300 m. circa: questa, poco evidente inizialmente, è un sentiero che sale comunque al colle dello Chaberton e che può essere percorso in discesa. Si attraversa quindi un corso d'acqua che percorre il vallone di rocce bianche, anch'esso frequentemente in secca, e si sale con sul versante esposto a sud del canalone: a 2500 metri circa si riattraversa il corso d'acqua, ci si ricongiunge poco più in alto con il sentiero che percorre l'altro versante del monte e si raggiunge rapidamente il colle dello Chaberton (m. 2671), in prossimità del quale si trovano alcune casermette diroccate. Si prosegue verso destra, seguendo ciò che resta della vecchia strada militare che via via si restringe fino a diventare un sentiero: ci si inerpica lungo il ripido e ghiaioso versante settentrionale dello Chaberton; il sentiero, agevole e con pendenza costante, consente tuttavia di salire agevolmente e di raggiungere rapidamente la cima, non senza fermarsi per un attimo a pensare osservando i numerosi reticolati di filo spinato che frequentemente fiancheggiano la via. Si noti che a 2940 m. circa si incontra una casermetta dove, rifiuti a parte, si può trovare riparo in caso di improvvisa tempesta; si noti inoltre che la zona è assai arida a causa della permeabilità della roccia calcarea: occorre quindi procurarsi riserve d'acqua prima di iniziare l'escursione.

L'itinerario è stato pubblicato su "La Piazza", mensile della provincia di Cuneo - Settembre 2000
(Claudio Trova - "Chaberton, quota 3131")

Claudio Trova & Giuliano Tomasetti

torna a IN VETTA !