Pizzo MARONA   (2051 m.)

Valle del Rio San Giovanni
VB

La cima aguzza del Pizzo Marona sbuca
oltre la cima Cugnacorta (in primo piano)

 


Da inserire
  

 


Mappa dell' Itinerario

DISLIVELLO:
960 m. circa, considerando la perdita di quota al colle della Forcola

ESPOSIZIONE:
Sud fino alla chiesetta presso il Rif. CAI Intra, quindi ovest fino al colle della Forcola ed infine est da quest'ultimo valico alla vetta.

DIFFICOLTA': E

BREVE DESCRIZIONE
L'escursione al Pizzo Marona si distingue per numerosi motivi di interesse. La presenza dell'ampia chiazza azzurra del lago Maggiore, che calamita l'attenzione dell'escursionista praticamente durante l'intera salita, è elemento nuovo ed eccitante per chi è avezzo a camminare in paesaggi dominati da cime che di solito affondano le loro radici tra boschi e praterie: in quest'angolo all'estremo oriente del Piemonte, intriso di sapori ticinesi e lombardi, le vette che chiudono il panorama a levante sorgono invece dalle acque del grande lago subalpino.   Sull'altro lato del Pizzo, verso nord-ovest, il Parco Nazionale della Val Grande rappresenta una seconda stimolante presenza; una delle più intatte zone montane piemontesi mostra infatti una delle sue principali costiere rocciose: si tratta del gruppo Marsicce (m. 2135)-Laurasca (m. 2193) le vette del quale, irregolarmente aspre e dentellate, si innalzano quasi improvvisamente da fitti boschi di latifoglie.   La posizione del Pizzo Marona è inoltre abbastanza isolata e quindi, nelle giornate limpide, il panorama è assai aperto verso tre punti cardinali; fa eccezione il nord, nella luce del quale si staglia, sullo sfondo delle cime della val Vigezzo, il Monte Zeda, importante nodo orografico, meta assai frequentata e facilemente raggiungibile su comodo tracciato continuando a faticare per altri tre quarti d'ora circa.
L'itinerario si svolge interamente su sentiero evidente, talvolta reso poco agevole per la presenza di rocce affioranti: la presenza di numerose catene a cui tenersi appare forse un po' eccessiva, anche se lunghi traversi di aperti e ripidi pendii erbosi sono da percorrere con una certa cautela; si supera anche una brevissima cresta (lunga pochi metri e larga, nel punto più stretto, circa un metro), cresta che la presenza ancora di catene rende comunque assai agevole: nel complesso l'itinerario ha comunque una difficoltà tipicamente escursionistica.

Su strada asfaltata si raggiunge un comodo parcheggio posto proprio alla fine della carrozzabile, a quota 1140 m. in località La Piazza: recentemente attrezzato con area pic-nic, il parcheggio è dotato anche di una bella fontanella alla quale è possibile fare rifornimento d'acqua.
L'escursione ha inizio imboccando l'unico evidente sterrato che sale ripido tra le ginestre, trascurando una deviazione verso sinistra; la pista in terra battuta compie quindi una curva in un boschetto di latifoglie, supera un avvallamento e quindi tra praterie conduce rapidamente all'Alpe Sunfai (m. 1247).
Inizia a questo punto un lungo traverso degli assolati pendii meridionali della costa Balmit-Pizzo, danneggiati in passato da un incendio al quale paiono oggi aver meglio resistito soprattutto numerosi pini austriaci, che rappresentano quasi l'unica vegetazione ad alto fusto del versante: brughi e rododendri stanno iniziando invece una timida ripresa vegetativa.   Salendo gradualmente in un panorama dominato a valle dalla presenza del lago Maggiore, si raggiunge il Rifugio CAI di Intra (m. 1528) e subito dopo una chiesetta posta in prossimità di un colletto a quota 1570 m: al valico il panorama si apre sia verso il vallone del rio Pogallo, che è delimitato verso nord-ovest da numerose cime poste nel cuore del Parco Nazionale della Val Grande, sia verso settentrione ove appaiono ben distinte le tre vette della Cima Cugnacorta (m. 1894), del Pizzo Marona (m. 2051) e, più in lontananza, del Monte Zeda (m. 2156).   Alla chiesetta bisogna prestare attenzione a non imboccare un sentiero che sale ai Balmit (m. 1667), cima che può essere considerata una meta minore: si deve invece seguire un evidente tracciato, soltanto nei primi metri un poco inerbito, che scende fino al colle della Forcola (m. 1518), attraversando in costa il versante ovest dei Balmit: in questo secondo traverso si incontrano per la prima volta alcune catene che possono essere utili per il superamento di alcune piccole rocce affioranti, catene la presenza delle quali in condizioni meteorologiche e ambientali ottimali appare sicuramente un po' eccessiva.   Raggiunto il passo, ci si sposta sul versante orientale della Cima Cugnacorta dove, tra ontani e rododendri, si supera un terzo lungo traverso con caratteristiche del tutto analoghe al precedente: qualche roccia affiorante, qualche catena e ripidi pendii erbosi sono gli elementi che caratterizzano questa parte di sentiero; da segnalare soltanto un breve tratto (alcune decine di metri) esposto a settentrione dove, se la stagione non è inoltrata, può essere presente neve.   Aggirato completamente il lato est della Cugnacorta, con un'impennata del sentiero si guadagna il filo di cresta, che si segue per alcuni metri superando una strettoia, soltanto un poco esposta ma comunque abbondantemente protetta con catene (tanto da essere superabile senza alcuna difficoltà).
Una seconda rampa conduce quindi rapidamente alla chiesetta posta alcuni metri sotto la vetta, vetta che si raggiunge facilmente camminando su un largo lastricato naturale di rocce erose dagli agenti atmosferici.
Dalla cima del Pizzo Marona appare evidente il sentiero che, con una riserva opportuna di tempo ed energia, conduce senza difficoltà fino alla sommità del Monte Zeda.

Itinerario pubblicato su "ALPENNINO" (Sett./Ott.-1997),
periodico delle sezioni CAI della provincia di Alessandria
e su "LA PIAZZA", mensile della provincia di Cuneo (Settembre 1998)

Claudio Trova, Giuliano Tomasetti & Fulvio Ferrua

torna a IN VETTA !